— Annetta Baroni... lo so benissimo.

Certo il conte Cosimo aveva trovato nelle sue fantasie nere uno spiraglio allegro, perchè a queste parole si volse, fingendo uno stupore eccessivo, e venne con gravità scherzosa a fare tante congratulazioni alla moglie, la quale non le avrebbe voluto tacite, e senza abbandonare la mano del marito protestò che non ci aveva poi molto merito, perchè Annetta, orgogliosa del proprio casato, a cui attribuiva una certa origine cavalleresca, non si era lasciata sfuggire nessuna occasione di ripeterlo.

— Alla mia cameriera Annetta Baroni, ripigliò a dire l’inferma, e subito si allentò la stretta che allacciava la mano di Beatrice, mentre le nuvole oscuravano un’altra volta l’orizzonte del conte Cosimo — lascio tutti i miei oggetti di vestiario, e un regalo di lire mille in denaro.

Proprio in quel punto, tale e quale come una servetta di commedia, Annetta Baroni si affacciò all’uscio; con un suo meraviglioso istinto comico indovinò la situazione, e ne fu lieta; e per istare degnamente in iscena si circondò d’una confusione eccessiva.

— Gran Dio! disse — posso entrare?

Essa interrogò successivamente tutti i personaggi di quella scena: la vecchia contessa, che aveva chiuso gli occhi, il conte Cosimo, che non le badava, il notaio Parolini, che si fregava le mani, seguendo la penna stridula del suo collega, e infine la contessa Beatrice, la quale era la sola che avesse lo sguardo rivolto a lei.

— Entra, le rispose costei ridendo, entra pure Annetta.

Ed Annetta entrò in punta di piedi, rialzando un tantino le ali, vogliamo dire le braccia, per farsi più leggiera, con qualche cosa da dire, visibile sulla bocca semi-aperta, ma trattenendo il fiato, perchè le parole non venissero fuori prima d’essere a tiro. Tutte queste precauzioni, consigliate dall’arte scenica, per non disturbare, ottennero il risultato opposto; l’inferma aprì gli occhi, il conte Cosimo si volse, Parolini alzò il capo.

— Che è stato? domandò forte la contessina Beatrice, e con questa domanda sembrava suggerire l’abbandono di tutte le grandi precauzioni prese dalla prudente Annetta; ma la prudente Annetta sapeva la sua parte a memoria e tenne duro; padroni gli altri di sbagliare l’accento, il gesto e magari le parole; padronissimi di confondere anche la scena prima colla scena ultima; essa però non doveva violare nemmeno uno dei grandi principii di un’arte ammaliatrice, e rispose con un filo di voce:

— Ci è di là il professore Silvio.