— Dunque mio fratello buon’anima si era messo in capo che la figliuola corresse il rischio di rimanere zitella per colpa sua, e mi aveva fatto promettere di pensare io a farla felice. Ciò significava: — sposala — ed io sebbene non mi senta una vera e propria vocazione per il matrimonio...

L’ingegnere Marini invece se la sentiva, vera e propria e irresistibile — gli si leggeva in faccia.

— Me la sposavo, concluse Silvio. La ragazza non era scontenta; all’età di Angela si è sempre contente d’un marito purchessia... Essa è quasi una bambina...

— Quasi... fece eco l’ingegnere.

— Ha soltanto quattordici anni...

— Compiti...

— Compiti...

Ancora un breve silenzio; il professore proseguì:

— Lei dice benissimo: ha quattordici anni compiti. Per isposarla, aspettavo che ne avesse quindici, anzi un po’ più di quindici — ma Angela non sapeva questo; la piccina s’impazienta facilmente. Io non voleva chiedere due dispense. Perchè lei, caro ingegnere, deve sapere...

Sapeva ogni cosa l’ingegnere; era benissimo informato delle nostre leggi civili e religiose, non ignorava che al matrimonio fra zio e nipote occorre una dispensa del re... e una del papa, che la prima è facile e la seconda difficile...