— Lei non ci andrà, ordinò il professore con una severità burlesca, che mise il colmo alla felicità del suo rivale; io glielo proibisco.

Quando giunsero all’abitazione, Cosimo non era ancora tornato dalla sua visita al nuovo pozzo della miniera, ma Beatrice, informata d’ogni cosa da Annetta, venne sul pianerottolo col piccino in collo.

Non ostante la sollecitudine della sua buona amica, sembrò a Silvio, come prima gli era sembrato, che essa pure obbedisse all’egoismo della felicità, e che, lieta del suo grande amore di madre, si fosse fatta un poco indifferente verso il compare e l’amico.

— Caro! disse Silvio accarezzando con un dito una guancia del figlioccio; caro! gli vuoi bene al padrino? sì? tanto tanto? e allora vediamo se ti lasci dare un bacio senza piangere...

Silvio accostò la faccia barbuta a quella del bambino, il quale cacciò uno strillo e si nascose nel seno della mamma.

— Cattivo, gli disse comare Beatrice, coprendolo di baci: cattivo, cattivo, cattivo!

— Angela è sempre nella sua camera? domandò il professore, e Beatrice rispose di sì; poi disse; — entrino, entrino, e senza staccare la bocca dalla guancia della sua creatura, precedette i due nel salotto.

Si vedeva chiaro che voleva mostrarsi severa collo ingegnere; ma nemmeno questo le riesciva, perchè era troppo felice.

— Comare mia, disse Silvio con accento deliberato, fatemi il piacere d’andare a dire ad Angela...

Che cosa? Ci pensò; non sapeva nemmeno lui.