La cameretta che Silvio aveva già occupato era all’estremità dell’edifizio; bisognava attraversare un lungo androne per giungervi; Beatrice si arrestò sul principio del corridoio; Silvio lo attraversò tutto a passi celeri e sonori, senza voltarsi.

Quando fu nella cameretta nota, dove egli era arrivato la prima volta, allo svegliarsi da un altro sogno, si chiuse a chiave e si buttò nel lettuccio senza svestirsi.

Ora il decoro era salvo; nessuno lo vedeva ed egli poteva piangere in silenzio.


All’ora del desinare, venne Cosimo a svegliarlo; gli recava una letterina dell’ammalata d’emicrania.

Il professore l’aprì con un po’ di tremito. Che sperava egli ancora?

La lettera cominciava con queste parole: «Uomo generoso!»

XIV.

Accaddero molte cose in due anni.

Speranza Nostra non tardò a richiamare il suo Silvio; poco dopo tutti gli ospiti della miniera partirono, e la casina bianca riebbe i suoi inquilini.