Sotto le brune arcate degli ulivi, le voci delle raccattatrici echeggiarono un’altra volta, ma Angela non cantò in coro come l’anno antecedente, e se al tempo delle vendemmie la bella fanciulla apparve ancora fra i vitigni, al braccio di Beatrice, non vi portò più il suo riso infantile, nè i suoi sospiri di donnina romantica, e ciò, sebbene lo zio Silvio facesse di tutto per non metterla in soggezione, lasciandosi vedere il meno possibile, e non le parlando mai di cose che potessero richiamare da lontano il loro tempo passato.
L’ingegnere Marini era venuto tre volte, che in un lungo anno d’amore non sono troppe, a rivedere la propria innamorata. L’ultima sua visita ebbe uno scopo, rinnovare la domanda di matrimonio. Quando il professore fu informato solennemente da Baingio Marini che Angela aveva compiuto i quindici anni da una settimana, e che nondimeno lo amava ancora e lo voleva sposare, se ne dichiarò lietissimo, ma volle che la nipotina venisse a dirgli essa stessa che Baingio Marini non si vantava troppo.
Angela venne e non morì di vergogna come aveva creduto; parve invece a Silvio che la fanciulla gli leggesse nell’anima qualche cosa che essa era stata chiamata appunto per non vedere, e che colla sua fatuità d’innocentina dicesse fra sè e sè: «Egli mi ama ancora!»
Non era vero; Silvio non l’amava più; solamente egli si accusava di aver desiderato fino all’ultimo che Baingio Marini non fosse più fortunato di lui. Poichè si amavano ancora, tanto meglio; Silvio li manderebbe volentieri a farsi benedire.
— E il più presto sarà il meglio, disse, perchè non si sa mai...
Angela si fece rossa a questo sospetto; ma suo zio si affrettò a chiederle scusa, soggiungendo con accento di celia che questa volta si vedeva bene che essa faceva sul serio...
Anche Silvio, insomma, recitò la sua parte senza bisogno di suggeritore, e quando comare Beatrice e Cosimo gli vennero a dire per la ventesima volta che egli era stato troppo pronto a rinunziare ad Angela, che prima di cedere avrebbe dovuto provarsi a riconquistare il cuore della sua fidanzata, egli per la ventesima volta ripetè ridendo che le fanciulle non isposano mai il primo uomo di cui si innamorano, che per lo più sposano il terzo; che se Angela sposava il secondo, era perchè l’ingegnere Marini non le dava tempo.
— Quanto a riconquistare il cuore d’una fanciulla di quattordici anni, soggiungeva Silvio, comare mia, dovete rallegrarvi meco che io non abbia pensato neppure un momento a mettermi in quella impresa. Pensate invece se ciò che è avvenuto prima, fosse seguito dopo! E poi, che credete? Ho fatto un buon negozio, ho perduto la sposa, ma ho acquistato un nipote su cui posso fare assegnamento.
Era verissimo. L’ingegnere Marini, dopo avere rubato la fidanzata al professore, ad ogni costo voleva dargli qualche cosa in cambio, e non sapeva che cosa, poichè già gli aveva dato la sua amicizia.
— Disponga di me, zio Silvio, gli disse il giorno degli sponsali; io sono piccino e debole, ma un amico, che voglia davvero, può sempre fare qualche cosuccia, ancora che sia debole e piccino.