Approssimandosi il momento dei brindisi, anche il sindaco pareva inquieto e da un poco stava zitto, e accanto a lui, a diritta, la leggiadra e buona contessa Beatrice girava i begli occhi confortatori dal suo Cosimo a compare Silvio. Il segretario comunale picchiò tre colpi sul bicchiere, e subito fu fatto rumorosamente un gran silenzio. Il sindaco era già in piedi e parlava.
Egli rivolgeva la parola direttamente a Silvio, dandogli del tu come nei bei tempi della Sardegna provincia romana. Silvio, cogli occhi fissi nell’oratore, era commosso dal suono delle parole senza cercar d’intendere ciò che gli si veniva dicendo. Poi il sindaco sedette, e scattò in piedi il notaio Piredda. Silvio pensava, guardando Angela, la quale non aveva occhi se non per suo marito:
«Essa è pur sempre bella! Un giorno volle esser mia; perchè, interrogando il suo cuore, ne ebbe in risposta che l’amore di zio Silvio era la sua sola felicità. Io sono stato per lei il più bello, il più amabile, il più degno degli uomini — essa così ha scritto nel suo quaderno — ed ora non mi guarda neppure; tutto quel tempo si è cancellato dall’animo suo.»
Il notaio Piredda si avviava allora a dire dei principali bisogni dell’isola. Bisognava accelerare l’opera incominciata; la strada ferrata per ricongiungere Sassari a Cagliari, la città agricola alla città marittima, si doveva compiere prontamente. (Applausi.)
E Silvio pensava al quaderno in cui avevano letto tante cose insieme, Angela e lui; si chiedeva che fine avesse fatto quel sacro deposito dei primi sentimenti della fanciulla, e cercava d’indovinare che faccia farebbe il marito, quell’ingegnere Marini tanto amabile, che ora aveva dei diritti sacrosanti sopra Angela, se un giorno gli cadessero sott’occhio le pagine di quel diario... Senza dubbio Angela aveva dato al fuoco quel quaderno prezioso, e con esso le lettere di amore di zio Silvio; se non l’aveva fatto prima di andare a nozze, certo si era affrettata a farlo dopo, comprendendo che un marito può essere geloso anche del passato.
— L’avvenire è nostro, disse il notaio Piredda con accento baldanzoso.
«Essa è tutta dell’ingegnere, pensò Silvio; nulla è di lei che non gli appartenga; essa è tutta sua, anima e corpo, è sua fino all’ultima ora della vita, è sua fin dal giorno che è venuta al mondo piangendo...»
Il notaio Piredda fece allora un lieto pronostico; egli vide Castelsardo, diventata una delle grandi fortezze dell’isola, il porto di Torres ingrandito e scavato, le navi accorrere al granaio di Roma... «Siamo poveri, ripetè, ma ci rimane l’avvenire.»
«È tardi, pensò Silvio; ho trentasei anni compiti, l’età dell’amore è passata. Che altro balocco ha la vita? Eccolo: l’ambizione.»
Egli guardò allora comare Beatrice, che sembrava leggergli nel cuore i suoi sentimenti e fu pronta a sorridergli con dolcezza.