— Cosimo non viene? domandò, e avvedendosi dal suono della propria domanda che egli era in debito di una risposta, fece due passi avanti e si affrettò a dire:

— Angela sta benone; però in collegio non ci vuol rimanere più, si annoia.

— Alla sua età si annoia? osservò Beatrice, comincia presto: bisognerà comperarle una bambola che dica mamma.

— Bambole! rispose Silvio; sentisse come ne parla! le disprezza tutte. Le piace leggere, sonare il pianoforte e sopratutto recitare la commedia. Ma in collegio non ha che libri noiosi, le fanno sonare troppi esercizi, e non si recita che un paio di volte l’anno, in carnevale. Compiangiamola.

— Povera bimba! disse Beatrice.

Entrò Cosimo.

Si accese la medesima luce nel volto abbronzato di Silvio e nella faccia pallida del conte; si strinsero la mano, si buttarono un braccio sull’omero e vennero così allacciati dinanzi alla contessina, che li guardava crollando il capo.

— Eccoli lì! disse, si vogliono bene come due innamorati.... Se pure ce n’è ancora degli innamorati che si vogliano bene così. Sapete voi altri che ce ne sia ancora?

— Io credo di sì, rispose Silvio.

— Io ne sono sicuro, rispose Cosimo.