— Una volta ci erano anche dei mariti che volevano bene così alle loro mogli! sospirò la contessa.
— Gelosa! disse il marito con tenerezza; ed aggiunse un gesto discreto, che, a saperlo intendere, era una carezza. Beatrice l’intese, ma nondimeno insistè:
— I mariti d’oggi sono affaccendati; hanno delle gravi cure, e se le tengono tutte per risparmiare le mogli. Devono essere molto riconoscenti le mogli.
Parve a Cosimo che tremasse una corda melanconica in queste parole, ma la gioconda natura riprese i suoi diritti, quando il marito stava per iscusarsi.
— Grazie, soggiunse Beatrice; meglio così, io già non saprei essere diversa da quella che sono; se è proprio necessario guardare una cosa con occhiate severe, o profonde, o cupe, non me la fate vedere.
Silvio interrogò Cosimo alla muta, ma Cosimo interrogava Beatrice, la quale rispose così:
— Che mi vuoi dire con quell’occhiata? Non mi sono spiegata chiaramente? Mi spiegherò meglio, per non farmi dare della pazzerella... stiano zitti; lei, signor marito, non me lo dice, ma lo pensa; e lei signor professore...
— Io?...
— Lei forse mi giudica con più indulgenza, diremo così. Dunque, dico io, non si potrebbe guardare il mondo e tutte le cose che vi si rappresentano con un po’ di buonumore? Io le guardo così, e rido. Ma forse non ci vedo abbastanza.
— Hai ragione, disse Cosimo, pensoso.