— Forse, entrò a dire Silvio, la contessa Veronica non si ricorderà nemmeno di Angela....
— Al contrario, disse Beatrice, ne parla spesso; è da lei che ho saputo tutta la storia dolorosa; voi altri non me ne avreste detto nulla — però mi ha fatto giurare solennemente di non rivelare il segreto. Io non l’ho rivelato a nessuno, perchè lo sanno tutti.
— Fuorchè Angela! sospirò Silvio.
— È vero; ecco l’impiccio; Angela non sa nulla! Proprio nulla?
— Sa che suo padre è lontano, e che non può venire; sa che potrebbe anche esser morto — oramai si è avvezzata a questa idea, e non ne soffre più. E dovremo risvegliare nel suo cuore un sentimento che le è quasi ignoto unicamente per farla poi penare?
Al quesito dolente non vi era risposta.
Non poteva entrare nell’animo di nessuno dei tre neppur l’idea di ribellarsi a quel desiderio d’un padre. La necessità, come aveva già parlato per bocca del conte Cosimo, così parlava ancora nel silenzio; bisognava prendere Angela e partire il più presto possibile.
— Quando? disse Silvio, come interrogando sè stesso.
Allora l’amico gli prese la lettera dalle mani, e la rilesse in silenzio. Beatrice con una specie di curiosità infantile, gli si mise al fianco, e tirando a sè il braccio del marito, e rizzandosi in punta di piedi, cercò anch’essa su quel foglio la risposta.
— Subito, disse Cosimo.