— Forse no, entrò a dire timidamente Beatrice; se il professore ha modo di avvisarlo, si può aspettare qualche giorno ancora. Qui è scritto (e toccava col mignolo le parole della lettera): «Tu sai dove trovarmi e come avvertirmi del tuo arrivo.» Lo avverta che arriverà fra un mese....

Silvio prese in mano la lettera, e vi buttò gli occhi appena, poi disse senza leggere: «pensa, fratello, che sono lunghe le giornate di chi aspetta il bacio di sua figlia ed è costretto a nascondersi....» Qui sta scritto così; lo so a memoria.

— E allora fra quindici giorni, fra una settimana.... Non si può già partire all’improvviso, non sarebbe neppure prudente, consigliò Cosimo. Bisogna avvertire la mamma, preparare la ragazza, trovare qualche bugia innocente per l’una e per l’altra. Non vorrai già dire tutto il vero ad Angela? Ti aiuterò anch’io a cercare l’inganno; l’immaginazione non mi manca.

Dicendo queste parole, il conte Cosimo aveva un accento strano, una leggerezza beffarda.

Il professore stette in pensiero, col capo basso, poi si scosse e disse: «Scriverò.»

— Scriva, suggerì Beatrice, e preso l’amico per la manica dell’abito, lo condusse dinanzi ad uno stipetto, che col calare d’una ribalta si adattava a scrivania.

Aveva sotto gli occhi un piccolo calamaio galante, da cui un amorino malizioso scoccava una freccia di argento in petto a chiunque scrivesse; una penna d’avorio in forma appunto di dardo; della carta da lettere minuscola, con certe iniziali enormi che scendevano fino a piè di pagina.

Silvio sorrise pigliando la penna in mano, sorrise nell’intingerla in quel calamaio che scostò un tantino da sè, tanto per isviare il colpo del piccolo tiratore e ringraziare almeno la contessina con una celia muta, poi scrisse:

«Fratello!

»Fra quindici giorni ti condurrò la tua creatura. Prima sarebbe impossibile, senza destar sospetti. Angela non sa nulla e non saprà nulla, se tu non vuoi. Proverò a dirle che i medici le hanno ordinato di fare un viaggio di mare, ma non mi crederà, perchè è furba e sta benone. Vedrai come s’è fatta bella!