— Guarirò ancora? chiese la contessa.

— È una cosa da nulla, rispose il medico; tornerò a vederla stassera.

Ma quando fu nell’altra stanza, disse al conte Cosimo:

— La paralisi non ha ancora toccato il cuore, nè i polmoni, nè il cervello, può vivere qualche giorno; può morire fra un’ora.

Se ne andò.

— Mi pare, disse Ambrogio con un falso sospiro, che se le avessi potuto cavar sangue...

Il conte Cosimo gli pose una mano sull’omero e gli disse con un singolare accento, come se gli leggesse nell’anima:

— Povero Ambrogio! poi tornarono entrambi al capezzale della morente.

La contessa De Nardi aveva ripreso animo; non viveva più che col cervello, ma conservava tutte le sue idee, tutte le sue speranze, e una forza singolare. Si lamentava che la lingua non le obbedisse prontamente o che qualche volta le facesse dire degli spropositi. — Cannetta... — diceva. — Cannetta, no, perchè Cannetta? Aiutatemi a dire... Angela — pronunciava con forza.

— Vuoi vederla? chiose Cosimo; la manderemo a prendere.