Alla fine il passo si arrestò dinanzi all’uscio socchiuso, e una voce rauca disse piano: è ancora lì, signor Ambrogio?

— Signor sì, mi aveva detto di aspettarlo.

— Mi era uscito di mente, scusi.

— Non importa, non ho sonno e non ci è nulla a fare finchè non sia giorno.

— È giorno, disse semplicemente il conte.

Il vecchio era entrato nella sala, e vedendo il lume che si andava scolorando alla luce del mattino, si affrettò a spegnerlo. Gli parve allora che si cancellasse, con quel pallido bagliore, l’ultima traccia della melanconia notturna.

Si spensero sui mobili i riflessi sanguigni; dove erano ombre si accesero nuove luci, la zona luminosa si allargò ed invase tutto lo spazio dal pavimento al soffitto.

Ma le prime parole del conte diedero una crudele mentita al pensiero di Ambrogio; e pure gli parvero meno amare e più serene in quella sala interamente trasformata.

— La commedia non è finita ancora! disse Cosimo, tocca a lei, Ambrogio, una parte tediosa.

— Sono qua, rispose il vecchio.