— Vado, disse con voce catarrosa — ma non si moveva; solo quando il conte Cosimo, senza più guardare il vecchio amico, ebbe ripreso, in quel camerone melanconico, il suo lungo viaggio attraverso il dolore, solo allora Ambrogio volse le spalle ed uscì in silenzio, come un fantasma. Ma prima d’andar fuori di casa, intanto che si attaccava il legno, volle vedere la camera della morta. Anche là dentro era entrata la bella luce dell’alba, ad imbiancare ogni cosa; le due candele gettavano a stento un riflesso rossigno sul lenzuolo, che copriva il cadavere della contessa Veronica e sul damasco giallo del parato. Annetta aveva finito coll’addormentarsi nelle braccia d’una poltroncina, e Geromina, chiusa in uno stretto vano, fra due grandi armadi, colle spalle addossate alle parete, sembrava impietrita dal sonno. Tutto in giro alla sala, i grandi personaggi della razza spenta, dimenticati a terra fino a quel momento e avvolti dall’ombra, avevano l’aria di volersi celare nel loro fondo nero, e di non potervi riuscire per causa delle cornici verdi. Il solo vescovo Giaime De Nardi, stando sulla seggiola in cui l’avevano messo e ricevendo la luce dalla finestra accanto, benediceva ancora l’ultima morta della sua famiglia. Quella mostra di antenati a quell’ora e in quel luogo parve ad Ambrogio un’ironia crudele, e intraprese egli stesso l’opera di trasportarli altrove ad uno ad uno.

Il rumore svegliò Annetta, la quale si stropicciò gli occhi con grande naturalezza, balzò in piedi, tentennò alquanto, poi disse con misterioso accento: — Gran Dio! il brutto sogno che ho fatto! mi volevano far confessare che la contessa era morta, ed io soffriva la tortura per sostenere che non era vero niente. A che cosa ha servito? dica lei, signor Ambrogio, a che cosa ha servito?

Il vecchio guardava senza rispondere.

— A nulla, conchiuse Annetta con mistero crescente, la povera anima ci ha proprio lasciati, se n’è andata.

Essa si arrestò a queste parole, come se improvvisamente le venisse rivelato un loro significato riposto; con un lungo sguardo alla finestra accompagnò un tratto la povera anima che se n’era andata, poi si offrì d’aiutare Ambrogio a trasportare di là il vescovo Giaime rimasto ultimo.


La notizia della morte della contessa Veronica doveva essere uscita di casa prima assai di Ambrogio, perchè quando il vecchio scendeva le scale, si incontrò faccia a faccia con Silvio, che saliva frettolosamente.

Il professore si arrestò ansimante, poi fece una di quelle mezze interrogazioni, che non aspettano risposta.

— Dunque? disse.

— Ieri notte alle dieci, rispose Ambrogio.