Ed aggiunse:
— Vado per la dichiarazione di morte, per il funerale, per il lutto... venivo anche da lei; il signor conte lo aspetta.
— Dov’è?
— Nella sala verde.
— La contessa Beatrice?
— È andata a riposare..... ha vegliato fino ad ora tarda.
— Addio, Ambrogio.
Silvio salì frettolosamente gli ultimi gradini, entrò in casa del conte, facendosi appena vedere ad un servo in anticamera, e si avviò difilato alla sala verde.
Sull’uscio si arrestò; si udiva rumore di passi sul pavimento sonoro; il conte ruminava ancora, qualche cattiva idea forse, e tanto era assorto in essa, che alla prima non udì la voce dell’amico che lo chiamava per nome. — Cosimo! Cosimo! — ripetè Silvio stando sull’uscio. Il conte Rodriguez si volse, e senza dir parola venne a buttarsi nelle braccia dell’amico. Dopo un breve silenzio: — Ti aspettavo, disse.
Sedettero l’uno accanto all’altro sopra un divano, e Silvio lesse in faccia all’amico qualche cosa che non si aspettava di trovarvi anche dopo la temuta catastrofe. — Sarà la veglia — pensò, e lo disse.