— Non si può nasconderle ancora?...
— Il signor Cilecca verrà certamente domani a prendersi la sua roba.
— Finchè la contessa non sia partita gli vieteremo l’ingresso.
— A chi vuol vietare l’ingresso, signor Silvio? domandò Beatrice entrando improvisamente.
— Buon giorno, contessa, disse Silvio un po’ turbato, come sta?
Beatrice non aveva negli occhi e nel sorriso la luce d’ogni giorno; sorrideva e guardava con una certa stanchezza, e nella faccia pallida le si vedevano le tracce d’una notte insonne ed agitata.
Cosimo, venendole incontro amorosamente, pensò che per quella creatura fragile cominciava il mattino d’un lungo giorno melanconico, fra le privazioni e la solitudine, in un paese non suo, e si sentì mancare un’altra volta il coraggio di dirle tutto.
— Sto bene, disse la contessa, cercando una seggiola intorno a sè, ma mi sono levata or ora e mi sento già stanca.
Cosimo e Silvio si precipitarono ciascuno ad offrirle una poltrona, e questa premura di due uomini che le volevano bene, fece sorridere la pallida donnina.
— Dunque, disse poi facendo uno sforzo visibile sopra sè stessa, dunque, a chi voleva vietare l’ingresso, signor Silvio?