E allora Cilecca si alzò e venne senza paura incontro a quell’uomo severo. Ahi! l’uomo severo capì subito che la severità era inutile, e lo capì da un indizio apparentemente frivolo: Cilecca non portava l’occhialetto; da uomo che sa di non avere bisogno di nulla e di nessuno, dimenticava quell’ausiliario in fondo al taschino del panciotto.
— Signor Cilecca, disse Ambrogio mutando accento; so bene che lei è nel suo diritto... perchè la contessa Veronica è morta...
— Sono entrato in chiesa ed ho seguito per un poco il funerale... un magnifico funerale; dev’essere costato di bei quattrini...
— So bene che è nel suo diritto, ripetè Ambrogio, ma io faccio appello alla sua delicatezza...
— Cioè... interruppe Cilecca, asciutto asciutto.
— Sono tutti in casa; si sta leggendo il testamento.... la contessa Beatrice non sa ancora nulla; fra tre o quattro giorni partiranno.... andranno in Sardegna. Dunque abbia pazienza ancora un poco; non ci perderà nulla; nessuno vuole portarle via la sua roba.
— Partiranno... disse Cilecca senza nemmeno la ricordanza dell’amabilità insinuante d’una volta — e chi rimane per assicurarmi?
— Rimango io, balbettò Ambrogio; le farò la consegna io stesso, e poi lasci passare un paio di giorni, un giorno, ci dia tempo a riflettere, forse le potremo dire di venirsi a prendere i mobili domani stesso — ma non si faccia scorgere prima... la contessa Beatrice, poverina...
Argomento inutile quello, e Ambrogio ebbe l’accortezza di cercarne un altro.
— Nulla di più facile, disse, che ci sia un altro buon negozio da fare per lei...