— Il conte Rodriguez, dopo la disgrazia, lascia Milano; credo che se ne vada in Sardegna; vende tutti i mobili di casa, ed io ne ho già comprato qualcuno, sto facendo contratto per gli altri.... Io abito in via della Stella, n. 4, a terreno — se vedete portar via dei mobili o venire in casa altri negozianti, correte ad avvertirmi subito, ci sarà una buona mancia per voi... Avete capito?

Il brav’uomo aveva una buona testa, che gli serviva benissimo da un pezzetto.

— Ho capito, disse.

— E mi posso fidare? insistè Cilecca.

— Ma!... rispose il brav’uomo; dipende dalla sorte, dipende; se io non mi trovo alla porta, oppure se sono occupato... ci è la mia vecchia, che è un poco sorda... Sa bene, capisce anche lei: — dipende da tante cose, dipende.

Allora Cilecca cavò di tasca uno scudo d’argento, e lo pose, senza dir altro, nelle mani del portinaio, che andò in estasi.

Si può intendere quell’estasi a quello spettacolo senza pensar male del prossimo; basta considerare che erano già i tempi della carta moneta, a corso forzoso inconvertibile.

IX.

Un’ora dopo seguivano, fra lo studiolo del conte e la vicina anticamera, parecchie scenette nuove e singolari, che cominciavano coll’allegria nervosa ed andavano a finire nel tenerume.

I cinque servi del conte erano là, in anticamera, aspettando d’essere chiamati ad uno ad uno, e ridevano tutti, perchè Cecchino colle mille lire ereditate si proponeva di ritirarsi in campagna a vivere di rendita. Veramente Cecchino non aveva detto questo; egli prometteva solo di girare così bene fra le dita quel biglietto da mille, da potersi ritirare in campagna quando fosse vecchio; ma il cuoco pigliò le prime parole sfuggite al guattero e le condì d’una sua salsa così ghiotta, che bisognò ridere ad ogni costo, finchè la porta dello studiolo si aprì per lasciar passare la testa di Ambrogio, il quale chiamò: Cecchino! Si aspettò che l’uscio si fosse chiuso alle spalle del piccolo possidente campagnuolo, e allora Giovanni diede in uno scoppio di risa, che gli spartì la faccia come una mela; gli altri tre fecero coro.