XI.

Paurose voci brontolavano degli enigmi nell’anima del conte: ed egli porgeva ascolto, costringendo il proprio pensiero ad una inutile fatica. Nella sua mente, nel suo cuore, come intorno a lui, per l’immensità dello spazio, tutto era buio. Ma ogni tanto un’immagine usciva da quella tenebra: la bara di sua madre, chiusa là, in un casotto di prua, non sospettata dai viaggiatori di terza classe, che ne avrebbero forse avuto paura. E pensando alla povera donna rasserenata dalla morte, a quel viaggio che essa aveva già fatto piena di vita e che ora compiva indifferente, s’immaginava d’essere anch’egli entro una bara, ma vivo, e buttato là, sopra l’ampio mare, che poteva in un momento spalancarsi e chiudersi come una tomba.

Dei fuochi di posizione che segnalavano la Lombardia ai naviganti, delle luci pallide che annunziavano un’altra nave, affidata alle onde, non entrava un raggio nell’anima di Cosimo. Egli andava e veniva credendo d’invocare un’idea, ma aspettando invece un proposito. Una volta, nel tornare dall’albero maestro al posto del timoniere, vide sopra una panchetta un’ombra nera, che non vi aveva visto prima; già rifaceva i suoi passi, volendo risparmiarsi un dialogo con un viaggiatore venuto forse sopra coperta per ingannare il mal di mare, quando sentì una voce sommessa, che lo chiamava: Cosimo!

— Beatrice! e fu subito dinanzi a sua moglie.

— Ti credevo addormentata, le disse, ritrovando per vecchia abitudine l’accento bugiardo con cui aveva nascosto per tanto tempo il proprio affanno.

— Non ho potuto chiuder occhio.

— È vero, non si può chiuder occhio, la nave scricchiola come se dovesse sfasciarsi; eppure il mare è tranquillo, guarda.

— Non potevo staccare il pensiero da quel camerino, continuò Beatrice senza badargli: mi sta sempre dinanzi; essa è là: ha gli occhi aperti e pare che ci guardi nel cuore..... Ora sa tutto.....

Aveva preso il braccio del marito e lo tirava leggiermente a sè.

— Ora sa tutto, sospirò, e parve che la brezza notturna le rubasse di bocca il sospiro e le parole; noi non possiamo ingannare che i vivi.