— Beatrice mia, che cosa dici? esclamò Cosimo, sedendo al suo fianco.

— Essa è là; ripetè la giovine donna, ha gli occhi aperti e ci guarda.

— Beatrice mia, che cosa mi vuoi dire?

— E tu, disse la contessa, abbassando la voce, tu stesso non hai nulla da dirmi?

Un singhiozzo le uscì dal petto, e Cosimo prima di rispondere volle baciarla in viso per sentire se piangesse.

— Non piango, disse Beatrice, prevenendo quella malizia; non temere di me: non sono così debole come ti sembrai finora! Cosimo mio, insistè, non hai nulla da dirmi?

Cosimo credeva di sognare; era così lontano dall’aspettarsi queste parole, che dubitava ancora del loro vero significato.

— Che vuoi che io ti dica?... balbettò.

— Ah! Non provare ancora l’inganno; abbiamo fatto male senza volerlo, entrambi; tu celandomi il vero, io accettando per tanto tempo questa menzogna che ti ha torturato e mi ha offesa. Ora dimmi tutto — ti farà bene, mi farà bene.

Tacquero. La campana di quarto sonava il solito segnale; un’ombra venne lentamente da prua, si accostò alla bussola, scambiò qualche parola sommessa col suo compagno, che gli cedette la ruota del timone e si allontanò a gambe larghe con passo sicuro.