Il velo che gli sta dinanzi agli occhi si oscura sempre più, e Castelsardo si allontana; ma Silvio non piangerà.
— Zio, gli dice Angela con voce rotta, qual’è la casa nostra? Si vede di qua?
E Silvio cerca la sua casa abbandonata, ma non la trova.
— Di qua non si vede, risponde. Si vergogna di dire che non è sicuro di riconoscerla.
Castelsardo non è più che una macchia bigia, e la gran madre comune apre il suo seno ai viaggiatori.
Quelle linee mutevoli delle coste, quei monti che si affacciano da lontano, tutto parla un dolce rimprovero al cuore di Silvio. Perchè ha egli abbandonato una terra infelice, che ha bisogno dei suoi figli migliori?
Intanto Cosimo e Beatrice, ritti dinanzi al parapetto, colle mani strette in un patto amoroso, fissano gli occhi nella costa che viene incontro alla nave; Angela voltando le spalle alla prua, si ostina invece a guardare un punto bigio che si va perdendo; Annetta ha già messo il cappellino col velo verde, che si tende e si dibatte sotto la brezza; e Cecchino, non ancora ucciso dal mal di mare, guardando a terra con occhi imbambolati, pensa senza ribrezzo, quasi con desiderio, alla sepoltura che aspetta la contessa Veronica.
— Porto Torres! dice una voce.
I viaggiatori impazienti hanno già portato su le piccole valigie, e curvi sulla gran bocca della stiva, additano ai marinai le parti sparse dei loro bagagli.
Alcuni viaggiatori di terza classe, contadini toscani, pallidi e magri, colle loro donne cenciose, col loro fardelletto ravvolto in un sacco o in una pezzuola, stanno dinanzi alle scale che saranno abbassate fra poco; e Battistone portato sugli omeri del suo compagno, nel fare un ultimo giro sul cassero, incontra gli sguardi del conte Cosimo, come se non l’avesse mai conosciuto.