— Vogliamo andare più su, Battistone, vogliamo toccare l’aria col dito?
— Porto Torres! ripete un’altra voce.
— O patria mia! mormora Silvio, e non sa dir altro.
Fine della prima parte.
PARTE SECONDA.
I.
Andando in Sardegna per chiedere alla terra di suo padre una tomba e un avvenire, il conte Rodriguez non solo non si era fatto illusioni, ma aveva immaginato cose nere. L’anima sua, debole quando era abbandonata a sè stessa, fortissima se la confortava la parola o lo sguardo d’una persona cara, si era preparata a resistere e a cozzare; a resistere contro l’umiliazione, a cozzare contro il pregiudizio e l’inerzia. Nell’ultima ora, entrando nel misero porto dell’antica Torres, attraversando le vie rotte, disuguali e fangose, e poi la landa malsana, che si stende alle spalle della città turrita, come una piaga maligna, egli aveva raccomandato a sua moglie di non affrettarsi a giudicare l’isola da quelle promesse, e le aveva annunziato da lontano i primi ulivi, che cingono come una fascia il territorio di Sassari, ed arrestano l’insidia della landa. Ma Beatrice era salda; in Porto Torres essa aveva ammirato il Palazzo del Re Barbaro, le colonne e la travatura del tetto di San Gavino, chiudendo gli occhi al resto, e di poi non si era sgomentata alla vista della campagna nuda, ed aveva salutato con festa il primo nuraghe. E solo quando si era trovata in mezzo agli ulivi, e aveva visto serpeggiare qua e là, sul terreno generoso, i sarmenti della vite, e stendersi i campi verdeggianti di biade, solo allora aveva confessato di aver avuto un po’ di sgomento.
— Ora sono contenta, aveva detto, questa campagna melanconica mi piace; se i vostri ulivi riesciranno a temperare le tinte chiassose del mio umore, dovranno esser bravi; vedrai che saremo felici.
— Vedrai che saremo felici! aveva risposto Cosimo con baldanza: io porterò la mia sventura a testa alta; e se avranno l’aria di chiedermi conto delle ricchezze de’ miei morti... io domanderò loro che cosa fanno del tempo, che è la ricchezza della gente viva.
Un po’ sul serio, ma con accento di celia, Beatrice gli aveva detto: bravo! poi aveva chiesto chi mai voleva che si occupasse dei fatti loro.