— Grazie di tanta fiducia, interruppe gravemente Corrado; il vostro segreto è come sepolto. Grazietta non saprà nulla.... Ma sa essa che siete sua sorella?

— Lo sa, rispose Agnese stupefatta di quel dubbio. Ah! comprendo, Grazietta vi ha detto che le do del lavoro, che mi ha conosciuta quando viveva sua madre.... È la storiella che le ho suggerito io e che essa non ha ancora imparato a ripetere senza farsi rossa. Non si sa persuadere che vi sono delle bugie necessarie, dicendo le quali non si fa peccato; ho un bel dirle che senza le bugiuzze innocenti il mondo sarebbe dei curiosi e degli sfacciati.... Non mi dà retta.

Agnese, parlando della sorella, raddolciva la voce e la modulava come una carezza.

«Che pensate? domandò a Corrado, il quale la guardava fissamente.

— Cercavo una somiglianza....

— Cercate pure, disse Agnese presentando il bel viso, non troverete; bionda lei, bionda io — null’altro: Grazietta ha gli occhi azzurri, io li ho castagni — neri, dicono gli adulatori — il naso di Grazietta è affilato, il mio.... non è affilato; ho la faccia tonda e paffuta, Grazietta ha un visino ovale un po’ asciutto.... e più bello.... senza confronto.... oh! no, Grazietta non mi somiglia!

Pose in queste ultime parole un impeto, che rivelava una segreta compiacenza. Quale?

Era tornata alla padronanza di sè, si era a poco a poco rifatta ilare, parlava in modo vivace, accompagnando la parole con attucci da civetta.

«Che pensate? tornò a dire un istante dopo.

— Penso, rispose Corrado, come mai non mi venne in mente che Grazietta potesse esservi sorella, vedendola in casa vostra.