— Vostro zio? disse Corrado con disinvoltura; quand’è così me ne vado, gli direte che la sua venuta m’ha fatto scappare.

Agnese, stringendo la mano a Corrado, balbettò «grazie».

— Oh! bella! Il signor Corrado conosce tuo zio, disse Grazietta quando fu sola colla sorella, ed io no!

— Non ci perdi nulla, è un brontolone.

— Dunque me ne vado.... bada che sono stanca di aspettare, il libro che mi hai dato è noioso tanto; se tardi, ti metto sossopra la guardaroba.... E me lo fai un bacio?

— Ora no, disse Agnese sforzandosi a sorridere e minacciandola col dito; ma cambiò repentinamente idea, e gettandosi al collo della fanciulla: è tutt’uno, mormorò, meglio ora che poi.

Mentre attraversava la sala, la cameriera si affacciò un’altra volta.

XIV. Entrano in iscena Arturo, Edmondo, Eugenio ed altri personaggi.

«Ne vuol fare una delle sue,» aveva esclamato Antonio. Ma l’eccesso di parzialità offende anche quando piglia l’aspetto di virtù, come nel caso d’un servitore, il quale vanti il cuore generoso del padrone. Non sarà dunque inutile il sapere che il buon Antonio era riuscito a poter fare questo vantamento colla coscienza tranquilla, adoperando una sottigliezza filosofica, per la quale tutte quelle che il signor conte era solito fare appartenevano agli altri, e sue erano unicamente quelle che non faceva, ma che si doveva supporre avesse l’istinto, il desiderio, l’intenzione, la buona volontà, il fermo proposito, il bisogno di fare.

Quest’una poi, a differenza delle altre sue, pareva così vicina al compimento, che sarebbe stato uno strazio vederla andar a male. Pensate se Antonio si muovesse; mettendocisi mani, piedi ed anima, il giorno dopo verso il tramonto — quando la casetta in via Lesmi ebbe ricevuto i mobili ed il canarino di Grazietta, i mobili, i canarini e gli altri animali dell’arca di Valentina, — potè fregarsi le mani e ripetere tre volte: «l’ha fatta! l’ha fatta! l’ha fatta!» — si sottintende «una delle sue.»