Fu ben altro quando la cameriera venne a dire a Corrado che, per non fargli perdere la pazienza, la signora lo riceveva nella sua camera da letto. Il signor conte Germinati aveva provato altre vòlte brividi simili a quello che gli corse per tutto il corpo a tale notizia; nè nuovo era per lui lo spettacolo che gli si offrì quando fu giunto nel santuario della bella donna: un volto da serafino, che gli sorrideva di mezzo ai lunghi capelli cadenti giù per le spalle — un bocciolo di rosa in una nicchia d’oro.

Pur Corrado, il quale era entrato quasi saltellante, da uomo pratico, si sentì inchiodare da un fascino a cui non seppe resistere, e nello stringere la manina bianca, che gli veniva offerta, la tenne nelle proprie come uno smemorato.

Fu Agnese la prima a parlare: stando seduta innanzi allo specchio e sollevando gli occhioni in faccia al visitatore, ella si scusò se ricevevalo in quel luogo, a quell’ora; aveva patito d’insonnia, si era levata da letto più tardi del solito, la sua giornata cominciava appena.

«Se non vi spiace di far quattro chiacchiere intanto che la Nina mi pettina....

— Sì, mi spiace, rispose Corrado scherzosamente; vorrei star mutolo per ammirarvi.

— Grazie, disse Agnese, e provò a fare un inchino, ma si sentì tirare per i capelli e fece: ahi!

— Ahi! ripetè scherzosamente Corrado, Nina vi raccomando.... Nina!....

La ragazza rise forte.

— Siate testimonio, disse Agnese dopo un breve silenzio, che non porto capelli posticci....

E soggiunse voltando il bel viso: «che non metto cinabro alle labbra, che non do lo smalto alle guancie, appena appena un po’ di veloutine che io non posso soffrire; ma è indispensabile; se non sembriamo fatte di bambagia, se non siamo vaporose, non vi si piace più.... Ed ecco come si fa a diventar vaporose per piacere a lor signori....