— Non ho mai visto un fantasma, dice Fanny; vecchio mio, fammi vedere quello di Corrado....

— Vediamo il fantasma!

— Vediamo il fantasma!

— Salvo errore, prosegue Aniceto, senza badare alle interruzioni, tu hai trentasette anni sonati; ne dimostri trentadue quando sei di buon umore, ma in questo momento per esempio i tuoi trentasette li hai tutti quanti... è l’età della crisi; io che l’ho passata felicemente....

— Venti anni sono, aggiunge una voce....

— Io che l’ho passata felicemente, ne so qualche cosa, e ti dico che è l’età della crisi matrimoniale.

— Orrore! dice Filiberto.

— Orrore! ripetono gli altri in coro.

— Sissignori, quando sarete giunti a quell’età, come il mio amico Corrado, sentirete nel sangue, nei nervi, nel cervello, una smania, una prurigine che non saprete comprendere: il falso bisogno di prender moglie; udrete nella musica d’ogni teatro, d’ogni pianoforte, d’ogni organetto, nel soffio d’ogni vento, nel crepitìo d’ogni tizzone, nel bisbiglio d’ogni fiamma di gas, nel ronzìo d’ogni zanzara lo stesso perfido consiglio: «piglia moglie!» Voi lotterete, s’intende, vi acciufferete corpo a corpo con queste idee che, dopo avervi fatto ridere tanto, per la prima volta vi annuvoleranno la fronte; penserete alle vostre innamorate d’allora, a quelle d’oggi, a quelle di ieri l’altro... invocherete i baci disinteressati del bicchiere, i consigli di un buon amico, e se la Provvidenza non vi abbandona, sarete guariti. Ma....

— C’è un ma? domanda Felice, il più giovine della comitiva e naturalmente il più avverso alle giuste nozze.