— Sempre.
— Chiuda un occhio, sa?
Corrado stava per promettere che li avrebbe chiusi tutti e due, quando nel vano dell’uscio apparve un personaggio inaspettato.
— Agnese! esclamò Grazietta correndo incontro alla sorella.
La bella donna si fece innanzi con disinvoltura, toccando appena la punta delle dita del signor conte; e all’offerta di prender posto a mensa, rispose dichiarando di sentirsi venire un appetito che non sospettava nemmeno.
Doveva essere quello di Corrado, il quale l’aveva appunto perduto ad un tratto.
Durante il pasto Grazietta fece alla sorella la storia del curioso capriccio venuto al signor conte, di pranzare cioè con loro alla buona, dopo aver piantato la magnifica aiuola; e la sorella si accontentò di trovarlo un capriccio curioso.
XXI. Prima lettera di Agnese al signor conte Germinati.
«Caro Conte,
«Deve essere un secolo che non vi si vede, o per lo meno otto giorni. Che significa? Vi scrivo perchè mi è venuto un sospetto.... L’ho da dire? sì, altrimenti sarebbe inutile scrivervi; mi è venuto il sospetto che mi teniate il broncio. Perchè? Questo non lo so proprio, ed avrei caro di saperlo, ma avrei più caro d’essermi ingannata. Il fatto è che l’altro giorno — dovrei dire l’altro secolo — a tavola non mi diceste quattro parole di seguito, e Grazietta mi assicura ingenuamente che prima del mio arrivo eravate di buon umore. Che cosa vi ho fatto? Penso, penso, penso. Come avete cuore di farmi tanto pensare? Giurerei d’essere innocente, e pure devo avervela fatta grossa. Anche Grazietta si stupisce di non vedervi più, e i canarini e il gattone nero, e i fiori che avete piantato, tutti si stupiscono.... tranne la mamma Valentina, la quale non si stupisce mai di nulla.