«L’altra sera, dopo il tramonto, Grazietta ed io eravamo in giardino, quando un uomo si accostò alla cancellata in fondo; udendo i nostri passi, fuggì; corsi alla cancellata e giunsi in tempo per vederlo mentre scavalcava la siepe del campicello: E Grazietta disse: «L’ho creduto il signor conte.» «Ti pare? risposi, il signor conte verrebbe dalla porta.» — Grazietta non ci pensò più, io ci pensai tutta notte. Chi poteva essere quell’uomo? Credete voi che sia al sicuro la nostra cara innocente?

«Sapete? sono libera, come l’aria! Egli mi lascia.... Che gioia! È una storiella, un romanzetto; si era innamorato di me, e per giungere fino al mio cuore ebbe l’eroismo di farsi credere ricco, mentre vivacchia alla meglio; per questo pareva avaro: ora che ha consumato tutti i suoi risparmi, mi abbandona, inconsolabile. Ci è da piangere; povero vecchietto!... Vi conosce, mi ha parlato di voi; non so come sia andata, mi ha chiesto se eravate mai venuto a vedermi; ho risposto di sì. Quante me ne ha contate sul vostro conto! mi ha detto che siete irresistibile.... È vero? Mi ha fatto promettere di non dire il suo nome nè a voi, nè ad altri, ma specialmente a voi. Ho promesso. Si chiama Aniceto L.... E sapete perchè non mantengo la promessa? Perchè egli non mi ha creduta capace di mantenerla, e mi ha detto d’aver moglie e figli, e mi ha scongiurato di non tradirlo in nome della sua pace domestica — mentre non è vero niente, e non ha mai avuto moglie e nemmeno figli.

«Tornando allo scopo della mia lettera: che cosa vi ho fatto? Io ci penserò ancora, ma, se vi rimane un po’ di mesericordia, vi affretterete a togliere questa nuvola che oscura il cielo di una donna, la quale ha un mese di vacanza, ed è felice, e desidera di essere in pace cogli amici.

«Agnese.»

XXII. La Provvidenza manda un marito.

Corrado rispose una letterina piena di frasette audaci. Confessava d’esser lui stesso l’uomo visto dalle due sorelle presso alla cancellata del giardino, di avere scavalcato la siepe sperando di sottrarre alle beffe di lei, proprio di lei, di Agnese, la sua gelosia da Otello. Credesse o no, egli era solito a seguirla tutte le sere, a contarne i passi, a fare cento pazzie, perchè era innamorato cotto di lei, proprio di lei, di Agnese.

Aveva rispettato i suoi scrupoli, i suoi principii. Ora che la sapeva libera, facevasi ardito a presentare una petizione ufficiale per essere ammesso a regnare a vita nel trono vacante del suo amore.

Fatta la petizione, la portò egli stesso, e vedendola accolta con una risata, ed interpretando male quel buon umore, si credette in diritto di stringere in un primo amplesso la bellissima creatura. Adagio. Agnese aveva un mese di vacanza, ci teneva; per tutto aprile non ne voleva sapere, a maggio forse.... e intanto darsi spasso, essere corteggiata, giuocare a donna onesta — un capriccio come tanti altri.

In quel colloquio si parlò molto di Aniceto.

— Si era spacciato per ricco e per avaro? disse Corrado; non lo credevo capace di tanto; quando non fabbrica bisticci, è un uomo di spirito.