— Ventidue non sono venti; leggi i poeti classici e romantici, ma specialmente romantici; quando vogliono ricordare un’età ingenua, parlano di vent’anni, mai di ventidue.

— Significa, dice Aniceto, che tu delle camere matrimoniali delle signore coperte di velluto e di pelliccie fai la regola, mentre sono l’eccezione.

— Significa, dice Barbara, che il signorino quand’è dinanzi alle belle donne fantastica come un collegiale.... me ne congratulo con lei.

— Non ha detto dinanzi, osserva Domenico.

— Significa, entra a dire Corrado, rispondendo finalmente alla domanda di Felice, e tenendo gli occhi fissi nei fiorami del tappeto, significa che tu comprendi ancora quell’esagerazione di pudore, che di solito si perde a sedici anni e che ai diciotto è diventata un geroglifico... Ora il nascondere gli avanzi della tua delicatezza di senso dietro le apparenze del cinismo fa ridere i tuoi buoni amici, che non sanno piangere. Io no, Felice mio, non rido!

— To’, to’! risponde con petulanza Felicino, mi faresti la morale per caso?

— Me ne guardi il cielo.

— E allora perchè non ridi?

— Mi annoio.

— E ci annoi! esclama Aniceto.