— Me l’immagino, non so che farci.
— Lo so io, ora taglio il collo ad una bottiglia....
— Taglia.
Aniceto s’alza, afferra una bottiglia e si pianta sulle due gambe in atteggiamento solenne, brandendo un coltello, corrugando la fronte ad un’espressione di ferocia burlesca.
— Attenti: uno, due.... tre!
Un brivido da burla agita le membra degli spettatori inorriditi: poi succede un tumulto di bicchieri che cozzano, di sciampagna spumante che trabocca sul tappeto, di risa argentine, di motti, di ahi! di ohi!... Le due donne tirano in dietro le vesti, gli uomini si curvano per farsi colmare il bicchiere senza arrischiare i calzoni.
Aniceto muove serio serio verso Corrado e gli dice tragicamente: «bevi!» Corrado accetta e beve d’un fiato, poi ripete strascicando le parole:
— Mi annoio, sì m’annoio, devo essere stanco della mia ricchezza, sazio di intingoli, di sciampagna, d’amoretti; mi pare che vorrei provare ad essere povero e potervi dire: «Aniceto, Filiberto, Domenico, Felice, prestatemi una lira,» e che mi doveste rispondere: «Amico, domandaci la vita, questa l’abbiamo, non dimandare una lira.» Mi pare che troverei gusto ad essere consigliato da un amico pittore, dal Domenichino per esempio, a tingere di nero le calze perchè non si vedessero le scarpe rotte, ma tanto tanto si vedessero e fossi costretto a meditare melanconicamente, prima d’uscir di casa, sul cuoio degenere dei vitelli contemporanei; credo che vorrei provare ogni tanto a far colazione con castagne secche, come è accaduto a quel romanziere.... Questo vorrei.... mi pare, ed in cambio di tutto ciò....
— Innamorarti sul serio?
— No, scrivere anch’io un libro che facesse piangere le donne e gli uomini nervosi.