L’umore giocondo era nell’aria — lo si respirava senza fatica.
Grazietta era guarita, ed ora si andava tutti insieme a scampagnare. Uscir dalle porte, percorrere un chilometro a piedi prima di fermare una carrozza che passi per caso, farsi portare al paesello vicino, non sapere dove, quando e come si farà la colazione ed il desinare, e vagare pei sentieri lungo i canali ombreggiati dalle acacie — queste sono felicità che non si descrivono.
«La troveremo poi la carrozza? domandò la mamma Valentina, che cominciava ad avere il fiato breve.
— Ma!... rispose Corrado.
E rise.
— E se non trovassimo poi la carrozza? ripetè poco dopo la buona signora.
— Che piacere se non la trovassimo! disse storditamente Grazietta.
Ma la carrozza si trovò, alla svolta d’un viale, ferma all’ombra, con due cavalli che scalpitavano impazienti ed un cocchiere sonnecchiante a cassetta — pareva proprio messa lì da una fata.
Dentro tutti, e via di corsa fino al paesello.
All’insegna del Piccione troverete buon vino e buon ristoro; ve lo dice un piccione embrionale, che penzola da un’asta irruginita, con una scritta fra le zampe.