Provò ancora a ridere, ma sentiva un impaccio singolare che non sapeva spiegarsi; uscì dal suo nascondiglio e disse:
— La penitenza?
— Per penitenza, rispose Agnese, parlerete a Grazietta di quel pittore che la vuole in moglie.
— Quando?
— Oggi — dovevate parlargliene l’altro giorno, non l’avete fatto — e quel bravo giovine s’impazienta. Grazietta, a una vostra parola seria non risponderà con uno scherzo, come sarebbe capace. La farete la penitenza?
— La farò.
Non giocarono più a nascondersi.
Il desinare però fu lieto; Corrado si credeva in obbligo di tener allegra la piccola brigata, e riusciva a stordir sè stesso. A un certo punto disse a Grazietta, che gli stava dirimpetto: «Prima d’andarmene devo parlarle d’una cosa seria; me lo ricordi, se mai m’uscisse di mente....»
— Una cosa seria! disse Grazietta posando la forchetta sul piatto e fissando gli occhioni stupiti in volto a Corrado.
— Una cosa allegra! corresse costui, vuotando il bicchiere d’un fiato.