E il sole rimane, e fuggono le ore — ha sempre ragione la meridiana.

«Vedete come a poco a poco gli alberi, le erbe, il cielo, ogni cosa si scolorisce, come si allungano le ombre!.... L’allegria sta per finire, cogliamo dei fiori; il prato è un mosaico. Ma perchè sono quasi tutti fiori gialli o bianchi? Perchè non ce ne sono dei rossi come in estate?

E la fanciulla, così dicendo, si curvò sull’erba, e tirando su la veste, ne fece un’ampia tasca che cominciò a colmare. Agnese, obbedendo ad un istinto fanciullesco, tirò su la veste come la sorella, e fece altrettanto, e Corrado, senza saper perchè, lasciata dilungare un tratto Agnese, si curvò anch’egli a raccogliere i fiori del prato. La signora Valentina, unica spettatrice di quell’egloga, seduta sull’erba e col dorso appoggiato ad un gelso, lottò alcuni istanti col sonno, finalmente disse di sì e s’abbandonò con un sorriso di beatitudine nelle braccia del tentatore.

La raccolta dei fiori, cominciata sbadatamente, divenne una gara.

— Ne hai molti? chiedeva Grazietta senza voltarsi.

— Sì, tanti.

— Ne avrò più io.

— Ne avrò più io! disse Corrado togliendosi il cappello e cacciandovi entro la sua manata di fiori.

Fiori gialli, bianchi e rosei, tutta la ricchezza d’aprile; mancavano le pervinche. A un tratto Grazietta ne vide una dietro la siepe e fece il giro per coglierla; Agnese e Corrado, che erano accorsi frettolosi, si trovarono un istante da soli — si guardarono, avevano le guancie accese, provarono ancora quell’impaccio bizzarro di prima. Non dissero parola; Agnese abbandonò i lembi della veste, e Corrado vuotò il suo cappello; i fiori caddero ai loro piedi; cadde con essi la momentanea illusione.