Ah! Grazietta non esisteva più per lui!
Per via non aprirono quasi bocca; e l’uno interrogò, e l’altra rispose a monosillabi; e sull’uscio di casa della cortigiana, si fermarono entrambi come per tacita intelligenza.
— Sono stanca, disse Agnese.
— Mi aspettano, disse Corrado.
Si toccarono la punta delle dita. «A rivederci.»
Mezz’ora dopo, Corrado giungeva a piedi nella via Lesmi. Alla luce scialba del crepuscolo vide giungere per l’opposto verso una carrozza, che si arrestò dinanzi alla nota casa; si aprì la portiera, ne uscì una donna — Agnese.
Costei vide subito Corrado, e in vece d’infilare il portone, gli mosse incontro determinata.
«Abbiamo voluto ingannarci a vicenda, disse con un accento strano; il nostro amore non incomincia con molta schiettezza; può essere che appunto perciò duri di più. Avevo bisogno di trovarmi sola con mia sorella, e tu pure, mi sembra. Posto che non ci è riuscito, vieni in carrozza meco, parleremo.»
Corrado obbedì come un automa, e quando la carrozza si mosse, egli si affacciò a guardare la casetta biancheggiante, che sembrava fuggirgli dinanzi per nascondersi nell’ombra.
Salirono le scale in silenzio — giunto nel salotto, Corrado si buttò sopra il divano; Agnese sciolse le briglie del suo cappellino, e senza levarlo sedette sull’orlo d’una poltroncina. Stettero un tratto immobili e silenziosi. Alla luce fioca, che penetrava dalle finestre, entrambi parevano due ombre.