— Che hai?
— Che ho? rispose Agnese, ponendogli le due mani sugli omeri e dandogli un brivido con quel contatto — e soggiunse con accento tenero e dolce come una musica: io nulla, Corrado, nulla....
Poi disse: «Grazietta muore!»
— Qual’è il medico?
— Il dottor B.
— E dice?
— Che non vi è rimedio, che Grazietta muore.
Agnese staccò finalmente gli occhi dal volto di Corrado e li fissò rincupiti al suolo. Si udiva la sua respirazione affrettata, si vedeva il suo seno sollevarsi ed abbassarsi. «E lo sa Dio, mormorò con voce sorda senza batter ciglio, e lo sa Dio se sarei morta con gioia per far lei felice! Ora è troppo tardi! Grazietta muore....»
Rizzò ad un tratto il capo, sprigionò dagli occhi un gran baleno, e profferì con accento intenerito queste parole feroci: «meglio che muoia, povera Grazietta!»
Corrado la guardò in volto, la credette impazzita; e certo il suo dubbio gli apparve sulla faccia, perchè Agnese, leggendolo, sorrise melanconicamente.