«Mi credi pazza? balbettò....
Il conte scese alcuni scalini, non sapendo che rispondere, poi si volse.... la desolata donna lo guardava con espressione d’amorosa pietà.
— Che hai? insistette.
Nessuna risposta. Ed egli allora, incapace di reggere oltre, col cuore oppresso da una nuova angoscia senza nome, scese gli ultimi gradini, nè più si volse; uscì, corse a casa sua e si buttò nelle braccia di Antonio lagrimoso. Un’ora dopo tornava a contemplare a ciglio asciutto la sciagura a cui aveva fatto un nido degno della felicità.
XXX. Dinanzi alla finestra.
Il giorno successivo Grazietta volle levarsi da letto, perchè era forte, perchè si sentiva benissimo.
Invano la mamma Valentina ed Agnese provarono a trattenerla, almeno fino a tanto che fosse venuto il medico.
— Non temete di nulla — rispondeva la fanciulla — non mi farà male.
Parlava con una singolare sonorità d’accento, ed alle parole aggiungeva l’atto di levarsi; le si leggeva in viso una volontà ribelle, quasi volesse trionfare del male in una disperata lotta.
Si vestì in silenzio, radunando tutte le forze nel suo proposito, arrestandosi sfinita ad ogni istante, ma senza mai darsi vinta; all’ultimo scese dal letto, barcollò, fu seduta in un seggiolone. L’ansia le mozzava il respiro, la febbre le arroventava le membra.