Le fu porta una vesticciuola bianca, ma ella volle la sua d’ogni giorno, quella da lutto; poi si fe’ spingere dinanzi alla finestra aperta e stette a contemplare in silenzio il giardino.

Agnese e Valentina non le si staccavano dal fianco.

Poco dopo la fanciulla, vedendo in un vetro della finestra l’incerto riflesso del proprio volto, disse sorridendo:

— Lo vedete, guarisco....

In vero, a vederla così, colle guancie accese dalla febbre, poteva ingannare la pietà ed il desiderio.

Non s’ingannava Agnese, non s’ingannava Valentina. «È vero!» dissero allo stesso tempo, e si scambiarono uno sguardo desolato.

Di nuovo la fanciulla s’immerse nella contemplazione, da cui man mano passò alla pace del sonno. Le due donne non la lasciarono. Non altra cura aveva il mondo per esse, tranne Grazietta; da molte settimane vagavano per le camere visitate dal dolore, come due spettri, silenziose, dimentiche di sè stesse.

«Signora Agnese, diceva talvolta la mamma Valentina; bisogna mangiare qualche cosa.

— Non ho fame.

Altra volta era Agnese che diceva: