— Perchè dice questo? chiese Corrado con accento d’amorevole rimprovero.
— Perchè non tornerà più, rispose Grazietta semplicemente.
E per diradare del tutto la mestizia cagionata dalle sue parole, disse, curvandosi a fatica sul davanzale della finestra:
«Come è bella la nostra aiuola! signor Corrado; e il viale come è bello! e il padiglione!....
Ma le vennero meno le forze e cadde sulla spalliera. Ansimava.
Un soffio, prima leggiero come l’alito d’un bambino, poi più forte, venne a lambire la fronte della fanciulla.
— Le farà male stare esposta all’aria.
— Mi fa bene, mi fa pensare.... indovini a che cosa?.... indovinalo tu Agnese.... mi fa pensare all’osteria del Piccione, laggiù, in mezzo ai campi ed ai canali.... questo stesso venticello che mi soffia sulla faccia, perchè sa che ho caldo, fa dondolare l’insegna sull’asta irruginita.... Che bel giorno quello! Se ne ricorda, signor Corrado?
Parlava con gran fatica, ma la voce nello sforzo le veniva fuori limpida e forte.
— Sicuro che me ne ricordo, disse Corrado per farla tacere.... alla mattina la passeggiata, cianciando, per dimenticare l’appetito, poi la colazione....