— Non si ricorda bene.... e le due ghiandaie che passarono sul nostro capo; e il Martin pescatore che radeva le acque del canale....

— E il picchio, disse Valentina.

— Sì, il picchio che batteva all’uscio di casa sua, e il merlo che zufolava come un monello....

— Poi si giuocò a nasconderci, poi si raccolsero i fiori, proseguì Corrado.

— Sì, sì, e il ritorno, e gli ippocastani del bastione.... allora come erano puliti, se ne ricorda! L’altro giorno li ho riveduti; quanti seccumi, quanti ragnateli!

Fece colle labbra una smorfietta di disgusto e disse: «non voglio bene ai ragni!»

Tacque.

Il sole allungava ora un raggio fino ad accarezzare la manina dell’inferma; senza far rumore, Corrado, assicuratosi che Grazietta dormiva, socchiuse le imposte, poi si ritrasse in un canto della camera, dove lo seguirono gli occhi ardenti di Agnese. Da principio il conte non vi pose mente, poi si avvide di quell’occhiata intenta, profonda, che ora gli pareva tenera, ora feroce; da ultimo con un cenno chiamò a sè Agnese. Costei obbedì senza far rumore, senza staccar gli occhi da lui, come una sonnambula.

— Che hai?

— Nulla, Corrado, nulla.