Era la mamma Valentina che il sonno aveva vinto sopra la seggiola.
«Signor Corrado.... disse ella.
— Zitto, ripetè il conte con un filo di voce, ora si sveglia....
La povera donna lo guardò crollando il capo.
Ancora un passo riluttante, e Corrado fu al capezzale della morta.
— Grazietta! Grazietta! mormorò come pazzo — svegliati, Grazietta....
Tacque, poi soggiunse con voce sommessa:
«Non lo sai tu quanto io t’amava? Nessuno mai te l’ha detto? Oh! quanto t’amavo, Grazietta! Se è vero che tu pure mi amassi e che un conforto ti è mancato, sappilo ora: io t’amava tanto! Mi ascolti tu? Sono io, il signor Corrado.... sono io!.... Sorridimi.... così.... guardami per l’ultima volta, sono io....
E cedendo al suo delirio sollevò colle dita tremanti le palpebre gelide della morta, e curvò il capo per ricercarne lo sguardo vitreo.... L’orrore lo vinse; cadde egli in ginocchio al capezzale, domandò perdono a Grazietta, e pianse.
Pochi minuti dopo si rialzò; raccolse la treccia su cui luccicavano alcune lagrime, la compose melanconicamente intorno al viso gentile. Era grave, solenne....