Detto addio alla mamma Valentina, il conte se ne andò perchè bisognava andarsene, tornò a casa sua perchè bisognava tornarvi....

Seduta in una poltroncina del salotto, una donna l’aspettava da due ore.

— Agnese!

Egli si trattenne sul limitare, oppresso da un’improvvisa, inesplicabile angoscia.

XXXIII. In cui si apprende che cosa avesse Agnese.

Non aveva aperto bocca; solamente lo guardava con quella espressione indefinibile di tenerezza paurosa, di desiderio e d’affanno, che si era già tante volte proposta a Corrado come un enigma.

Ella non si mosse; egli le venne presso, quasi riluttante, le sedette vicino, e dopo aver cercato qualche cosa da dire, chinò il capo sul petto mormorando: «Grazietta! Grazietta!».

Ma il suo pensiero era lontano dalla povera morta. Dov’era? Non lo sapeva egli medesimo. Aveva paura — di che?

A un tratto due braccia gli avvinghiarono il collo, e una bocca ardente cercò la sua bocca per imprimervi un lungo bacio. A quella stretta, al fuoco di quelle labbra, Corrado tremò tutto.

— Che hai? balbettò, cercando di sprigionarsi dolcemente.