«Lascia che ti guardi bene — voglio che ti somigli, che sia il tuo ritratto.... Ma perchè non mi dici nulla? Come mai non mi guardi? Perchè non mi chiedi di lui? Vuoi che ti narri tutto quanto mi ha fatto soffrire, che ti dica i suoi capricci, le sue impazienze? Qualche volta non mi dice nulla, e allora mi pare di averlo perduto.... come te; poi si adira e lo ritrovo, e mi fa soffrire nelle sue collere amorose.... come te....
Un riso sguaiato, un riso atroce svegliò la povera madre dal suo sogno.
— Vediamo, disse Corrado; tu sei madre, è cosa intesa.... e che devo io fare?
— Sono venuta a chiederti il diritto di vivere onesta fino....
— Fino a quel giorno, e poi, e sempre — è cosa intesa; pagherò — ora lasciami.
— Mi mandi via, gridò Agnese, mandi via la madre della tua creatura!
— Taci sciagurata! disse il conte avvicinandosi, qualcuno ti potrebbe udire.
— Che importa? Non lo nascondo, mi odano pure tutti!
Una fitta dolorosa le mozzò la frase con un gemito; Corrado le stringeva i polsi.
Scioltasi da quel laccio, la poveretta, come istupidita, guardò le lividure delle braccia senza piangere.