— Pazza! disse Corrado con voce sorda.
— Sì, pazza, rispose la povera donna, pazza perchè ti disprezzo e non so cessare d’amarti.
Succedette un silenzio straziante.
Agnese aveva nascosto la faccia fra le mani per non vedere l’amaro riso del conte.
Finalmente costui le si fece presso, le toccò un braccio; la povera donna fu in piedi di scatto.
— Sono stato duro.... le disse Corrado; sì, hai ragione, sono stato crudele; che vuoi farci? non ho più cuore; me l’hanno lacerato e rapito e sepolto. Quando ti accusavo di fare una parte di commedia, ero ingiusto; perdonami. Sei invece un’illusa, una povera illusa, null’altro.... perchè, via.... pensaci, tu madre di mio figlio! non è vero che è impossibile? Il destino non può volere una cosa simile!....
— Il destino l’ha voluta, rispose Agnese melanconicamente; ma tu hai ragione, non ci pensavo.... è per te orribile questo che a me è tanto caro!.... Bisognerà rimediare.... me n’andrò lontano, e ti darò tuo figlio, per morire poi se vorrai; vivrò in qualche solitudine ignota agli uomini, se mi dirai di vivere.... il mondo è grande, cercheremo un nascondiglio in cui io possa celare il mio amore di madre.... purchè egli sia felice con te.
Corrado ascoltava come chi creda di udire gli accenti del delirio, crollando il capo ad ogni frase, ma senza dispetto.
— E chi ti assicura?..... disse, ma si trattenne.
— Chi me l’assicura?.... E puoi credere che una madre s’inganni? Ho tanto sofferto, soffro tanto, ed è lui che mi fa soffrire!