Una giovinetta, che teneva il capo chino in un canto, mostrò la faccia lagrimosa.... Era la Nina.
Corrado la vide, la riconobbe — ebbe rossore e fuggì.
— Ha fatto sul serio, disse come fu giunto sulla via; chi l’avrebbe mai creduto? Tanto meglio; scriverà; la posta fa le cose benino, risparmia gl’incontri penosi, le parole stentate, le agonie d’un colloquio difficile.
Ma Agnese non scrisse; una settimana, due, tre, Corrado stette in aspettazione; da ultimo pensò che la bella avesse fatto fortuna all’estero e si propose di non voler aspettare più. Aspettò ancora — invano; poi mandò un ghigno all’ignoto indirizzo d’un ignoto signore, probabilmente russo, che gli rapiva l’ultima innamorata, e mise il cuore in pace.
Era tempo di ricostruire sè stesso, di rifarsi una vita, o almeno un’abitudine, e se non una gioia una dimenticanza. Bisognava sgomberare il cuore dai rottami del tempio, dove già aveva annicchiato il suo bell’idolo sepolto; tornare all’orgia, ai baci frequenti del bicchiere e delle belle, alle nebbie del pensiero e dello sigaro — svegliarsi interamente dal sogno fatto ad occhi aperti, e ridiventare quello che unicamente poteva essere un uomo come lui a quarantun’anno: un giovinastro consumato. Rinnovò amicizie logore, ne incominciò di nuove; fu dove erano le orgie più sfrenate, beffardo, sdegnoso, insolente. A quel sarcasmo inquieto nessuno resisteva; la sua barzelletta faceva ridere forte e tremare di nascosto.
Esperimentò più che mai quanta sia la potenza dell’arroganza fra gli uomini; ognuno lo incoraggiava a ferire gli altri per timore d’essere ferito; la sua parola pronta ed aspra era un coltello; un fascino il suo sguardo — il suo cinismo divenne uno scettro. Barbara e molte altre signore che le assomigliavano — Fanny eccettuata — incominciarono un torneo in regola perchè egli si dichiarasse. Non si dichiarò. Un giorno, rimasto solo con Fanny mentre Domenico sonnecchiava al solito, guardò a lungo la sventatella, la quale si turbò, si fece rossa e all’ultimo gli venne incontro.
Ma egli volse il capo da un’altra parte.
Fra i commensali del vizio era un neofito, un giovinetto appena ventenne che Corrado guardava talvolta alla sfuggita con occhio amoroso, ma che beffava ad ogni istante in palese; una volta costui volle ribattere, e sentendo penetrar più addentro l’arme formidabile dell’avversario e gli amici ridere, fece la solita bambocciata di andare in collera. Ne risultò un duello — dopo il quale Angelino portò due settimane più del necessario il braccio destro annodato al collo, e si sentì preso da una riconoscenza viva, da un amore inesplicabile per Corrado, il quale gli permise di dargli del tu.
— Perchè sei venuto a cacciarti in questo branco di scioperati? gli disse un giorno il nuovo amico; non hai una madre tu, non hai una sorella?
Angelino aveva una sorella e la madre.