— Stolto! soggiunse il conte, perchè hai vent’anni ti credi padrone dell’avvenire; ti pare che sia presto; apri gli occhi; sappi che quando hai messo il piede qua dentro era già troppo tardi, se non trovavi me; vattene, sei ancora in tempo.
— E tu perchè ci vieni?.... Io vengo per te....
— Ho una casa, te ne faccio padrone; mi troverai colà; ma lascia queste donne e questi uomini, che non hanno altro che un sesso.
— Te l’ho da dire? ci sono due Corradi in te; uno è piacevole, l’altro è nojoso come un predicatore — voglio bene al primo.
Corrado ammutolì, poi disse:
«Hai ragione: non ti sei accorto che scherzavo?
Ma la «stupida smania» (come la chiamava egli stesso) di correggere Angelino con un sermone gli tornava spesso, alle frutta, in qualche quarto d’ora d’ipocondria, dopo aver tenuta allegra la comitiva; era un’altra stravaganza di cui si rideva più forte che delle facezie. Merito di un certo vino del Reno, si diceva, di quello soltanto; e si proponeva un quesito enologico che rimarrà probabilmente insoluto: «se e perchè il vino del Reno abbia la virtù di sviluppare, per ridere, il senso morale.» Si rideva. Oh! gli stordimenti oratorii! Oh! le barzellette eternamente giovani! Oh! le allegre serate!
A poco a poco Corrado si avvezzò alla nuova vita, fece per abitudine e per bisogno quanto aveva ricominciato a fare per un dispetto amaro contro la sorte. A tutti oramai era nota la sua sciagura: l’episodio di Grazietta aveva però fatto male le spese delle ciancie; chè dinanzi al conte nissuno osava scherzare in proposito, e, assente il conte, nemmeno. Filiberto, il quale si era provato un giorno, aveva ammutolito di botto al sopraggiungere di Corrado; Fanny gli aveva detto malignamente: «tira innanzi Filiberto,» ma costui con una prontezza preziosa aveva parlato di Aniceto, della sua Martina e della sua gotta.
Una volta Corrado tornò sulla tomba della fanciulla; dell’addio che vi aveva scritto non rimaneva più che la prima lettera intatta; ed egli si curvò e raccogliendo altri ciottoli e disponendoli a mosaico, scrisse: Grazietta! Pensò: «Le parrà di sentirsi chiamare!» E un’altra volta egli e la mamma Valentina le portarono i fiori del giardino che le piacevano tanto.
Era rimasto alcuni giorni senza tornare fra gli amici, finchè, ripreso da un’amarezza dispettosa, aveva restituito la sua nota sarcastica indispensabile (diceva Angiolino) alla perfetta armonia dell’orgia.