E un’altra volta le pareti del Circolo eccheggiarono d’un’altra risata, egualmente larga, ma non del pari sincera: Felice aveva sposato la cuginetta, e — primo atto di giudizio con cui iniziava la sua carriera di patriarca — era venuto a darne la notizia agli amici, ad uno ad uno, perchè li aveva temuti riuniti....

Alla buffa novella Angiolino rise troppo, Corrado niente affatto.

Così si trascinavano giorni podagrosi, come diceva il signor conte.

XXXVII. Terza lettera di Agnese al signor conte.

V*** marzo....

«Da venti giorni sei padre — padre d’una creaturina che si chiamerà Corrado, come te. Mi pareva di desiderare una femmina, perchè avesse della povera morta, che abbiamo amato tanto, almeno il nome — ora sono certa che m’ingannavo, che il mio segreto desiderio era d’un maschio, il quale ti somigliasse. Non ti scrissi prima perchè fui sempre in pericolo di vita. Ho sperato tanto di morire! Il curato di questi monti, che ha l’anima pietosa, ti avrebbe scritto in vece mia — tu non avresti abbandonato tuo figlio alla carità degli estranei, saresti accorso a raccogliere la preziosa eredità d’una sciagurata — ed io mi sarei risparmiato il dolore acuto di doverlo abbandonare ora che l’ho udito piangere, che mi sono sentita accarezzare dal suo alito lieve lieve, e ne ho coperto di baci la faccia di rosa e di velluto. Ma io aveva la febbre, ero una demente; il cielo non ha voluto risparmiare un dolore ed una colpa ad una donna che ha sofferto tanto, che fu colpevole tanto; mi ha lasciata viva perchè oggi ti potessi dire: «Corrado, io sono giovine e sana, ed ho ora un affetto purissimo nel mondo, e sento che amerei la vita — muoio per ridonare il padre a mio figlio.» Sì Corrado, quando tu giungerai fra questi monti più non vi sarà traccia della sciagurata; troverai solo una madre morta, che è cosa santa.

«Nostro figlio — non ti offenda che io così lo chiami almeno una volta — nostro figlio è allattato da una mugnaia della valle della Varaita; tutti ti sapranno indicare l’unico mulino a piedi del monte; tutti conoscono la Narcisa — lo troverai facilmente. Quanto sarei stata felice di allattarlo io medesima! ma ho temuto di non aver poi la forza di strapparmelo dal seno, ho avuto paura di amarlo troppo.... E poi i bambini soffrono del cambiamento di latte, e poi.... è già molto, è troppo, non è vero? che una creaturina abbia avuto la disgrazia di nascere da una donna come me! — La Narcisa è una buona figliola, bella, sana ed onesta. Sei contento così, Corrado? Oh! sì tu lo devi essere tanto, sol che la gioia d’essere padre assomigli lontanamente a quella della maternità; tu devi esserlo tanto, perchè ritrovi tuo figlio.

«Io lo vedo: un dubbio crudele ti ha in ogni ora di questi lunghi giorni trascorsi avvelenato il piacere — il dubbio d’aver respinto una creatura a cui avessi dato la vita. Potevi ben credermi ingannatrice od ingannata io stessa, ma strapparti dalla mente e dal cuore l’ultima ombra d’un sospetto che io potessi essere sincera e sicura, come sono, questo non lo potevi fare.

«Ecco, tu esci da ogni pena, più non ti è possibile temere di una menzogna che mi costa la vita, più non ti è possibile dubitare che una madre abbandoni suo figlio perchè un estraneo lo raccolga e gl’impresti un affetto falso, un nome non suo. Rallegrati. Tu incominci proprio ad esser padre.

«Muoio, Corrado; in questi giorni che la campagna si sveglia, che in ogni zolla freme la vita, io abbandono volontariamente la terra.