— Nemmeno io, dice Domenico.
Barbara ha sentito dire che i sonnambuli non ricordano mai quello che hanno sognato.
— Sarà vero?
— Sarà vero, risponde Domenico; io non lo so, ma non sono un sognatore io, sono un uomo positivo e non faccio nulla se non ci ho le mie ragioni, nemmeno dei sogni; quando non ho altro da fare, dormo, ma non sogno. Questa volta però ho sognato, e mi ricordo benissimo di che.
— Di che?
— Di che?
— Ho sognato che non potevo cavarmi una scarpa troppo stretta; tra me ed il mio servitore sudavamo a goccioloni, senza riuscirvi. E la causa di questo brutto sogno (perchè ci ho sempre una causa quando sogno) era che il mio piede serviva di sgabello al piede di Corrado, il quale non si accorgeva dell’equivoco.
La spiegazione pare a tutti trionfante.
— Dunque? domanda Barbara, che ora capisce un po’ meno di prima.
— Dunque, il romanzetto, Corrado se l’è fabbricato tutto lui.