— Allora sentiamo la fine.

— Sì, la fine, vogliamo la fine.

— La fine, dice Corrado con un riso nervoso, la fine? Siate voi altri i miei collaboratori; togliete un novelliere dall’imbarazzo.... A te, Aniceto... di’ su... la fine?

— Per me è chiara come il sole, dice Aniceto, tu rimandi il protagonista alla bottega del parrucchiere per pagare il conto dei saponi e delle boccette; il parrucchiere, che è un parrucchiere, non aspetta nemmeno che il suo generoso avventore apra la bocca per interrogare come ne ha voglia, e si cava addirittura la voglia che egli ha di rispondere: è venuto a sapere sotto quali tegole abita Grazietta, e quanti gradini più di cento separano quel miracolo biondo dalla folla bruna e nera; la mamma è guarita — per virtù dell’ultima medicina; Grazietta è riconoscente in grado superlativo assoluto. Consacri un capitolo ad un altro incontro — è impossibile farne di meno — e il tuo protagonista si persuade sempre più che i capelli neri, castani, rossi, color di piombo e di limone e d’altro, sono tutti degenerazioni del bulbo capillare, come i bianchi; che i soli capelli tollerabili sono i biondi, che Eva era bionda, che il biondo più vago di tutti i biondi ha i riflessi misti dell’oro e del fuoco, e che capelli di quel colore e con quei riflessi non ce n’è al mondo se non sulla testina della sua fata. Una volta che tu me l’abbia fatto ben convinto di questo, vedrai che nessun lettore troverà a ridire se invece della catastrofe metti il matrimonio.

— Bravo! esclama Fanny.

— A te Filiberto, ripete Corrado collo stesso riso nervoso; la fine?...

— A me non piacciono i romanzi che lasciano indovinare la fine; quello di Aniceto è inesorabile come il destino nella sua verosimiglianza: se fossi in te, farei qualche cosa di nuovo, per esempio che il parrucchiere tradisse la vezzosa donnina dagli occhi stanchi dalla veglia, s’innamorasse di Grazietta, e ne assediasse la virtù in regola colle sue ciancie, trascurando le parrucche e gli avventori. La gelosia del nobile e ricco protagonista darebbe luogo ad un contrasto di tinte comiche e feroci... un duello col rasoio per esempio sarebbe di molto effetto....

La tela di Filiberto non piace a nessuno e glielo dicono tutti; egli dichiara che non gliene importa un fico.

— A te Felice, la fine?

— Ecco, io sto con Aniceto fino alla catastrofe matrimoniale, e giunto lì mi fermo, perchè non voglio catastrofi. — Dà retta a me: la mamma lasciala morire, non ci si guadagna nulla a tenerla in vita, è un impaccio e nulla più; fai offrire alla fata quattro belle stanze ammobigliate, una scrittura lunga, magari un vitalizio se resiste; il tuo protagonista farà servire la bionda per far disperare le brune e pigliarle col dispetto. Vedrai che non avrà più paura della neve. Pensaci....