Come si chiama voleva dire come qualmente la propria vetrina, che era la vetrina dell’abbondanza per tutti, per lui solo rappresentasse la carestia dell’articolo — «E quante fatiche a trovar capelli che valgano la spesa di poche lire! Dalla massima parte delle teste femminine non si saprebbe proprio che cosa tagliare; non hanno il tanto da dare due colpi di forbice... Ma sa come è raro il caso che si presenti una giovinetta con una capigliatura....?»

Corrado aveva ripreso il giornale, e Come si chiama, temendo d’essere indiscreto, pregò il suo avventore d’alzare la testa per lasciarsi radere la barba sotto il collo.

«Ecco fatto.»

«To’! il sole è scomparso! Lo dicevo io? il brutto tempo non è finito.»

Non è finito — e il monologo del parrucchiere, appena interrotto o ravviato ogni tanto dall’avventore, ricomincia con nuova foga durante il lavorìo dei pettini e delle spazzole; ci passano mille cose: il veglione d’ieri, il carnevalone ed il suo comitato, i coriandoli, le orgie, e per amore di antitesi le miserie di tanta povera gente, che soffre, che ha molto freddo e poco pane e niente companatico.... Se il signor Corrado sapesse! ne capitano di quelle! ma già anche il signor Corrado sa....

Corrado credette giunta l’ora di pigliare una determinazione eroica; afferrò una terza volta il giornale, ed alla sbadataggine dell’atto unì l’indifferenza dell’accento per dire:

«Ah! mi viene in mente! Che ne è stato di quella signorina?

— Della signorina Grazietta? della bionda, di quella bionda? si affrettò a dire il parrucchiere per parare ogni possibile equivoco.

— Appunto. Le era poi morta la madre?

— Sissignore.... il giorno successivo.... a quel giorno, cioè a quel mattino.