— Già, già, entra a dire Felice a voce alta, ne porta il doppio. Ecco, aggiunge imitando l’accento nasale di un predicatore, ecco in due parole lo stato delle teste dell’umanità femminina: ne portano il doppio!... e non già il doppio di quelli che hanno, ma bensì il doppio di quelli che avrebbero, se ne avessero.

Non par vero che il silenzio glaciale sia rotto. Filiberto si rizza, e mandandosi innanzi un grosso sospiro in forma d’esordio, aggiunge colla stessa voce nasale:

— Sissignore, ne portate il doppio, è la sentenza sotto il cui peso curvate le belle testine.... Non ve l’abbiamo detto per non farvi inorridire, ma siete state condannate a portare i capelli della gente morta, a portarli per le vie, nei teatri, fin fra gli amplessi del vostro innamorato. È tempo che lo sappiate, poichè ciò che doveva essere orrore e supplizio è diventato argomento d’una sacrilega gara di vanità....

Aniceto vede in Filiberto un formidabile ostacolo al suo bisticcio; egli solo par che gli legga sotto il cranio la voglia di dirlo, egli solo ha udito la frase sacramentale che deve annunziarlo, ed ahi! egli forse l’ha indovinato! Aniceto vuol farsene un alleato e dichiara che Filiberto ha detto una verità sacrosanta.

Barbara si stringe nelle spalle, Fanny ride.

— Ah! tu ridi! Fanny, disgraziata Fanny! irrompe Aniceto levandosi in piedi; ebbene apprendi tutto l’orrore della tua sorte: sappilo, tu porti i capelli d’una vergine....

— Oh! oh! dice Filiberto; abbasso il lirismo!

— D’una fanciulla, corregge docilmente Aniceto, d’una fanciulla morta all’ospedale; la tubercolosi le aveva disfatto le membra, rispettò i capelli; ma ciò che rispettano la tubercolosi e la morte, la vanità non rispetta.

Non vi è cinismo che eguagli quello della spensieratezza: Fanny crolla la vaga testina e continua rivolgendosi a Barbara:

— Sì, insisto io, la Bice che è quasi calva.... — Avrai la treccia, dice Corrado.