— Davvero.... non la conoscete proprio? Una bruna matronale, adorabile, come dicono i suoi adoratori.... un po’ fatua, capricciosa.... come un idolo..., ma bella.... vanta il suo codazzo d’innamorati, una processione, a crederle.... ha il fascino, dice lei.... nessuno le resiste.

A Corrado, cui il nome di Grazietta aveva ricondotto innanzi il suo fantasma prediletto, ogni parola d’Agnese pareva gliene portasse via un pezzo; prima se n’andarono i capelli, la carnagione, la statura, poi l’indole, poi i modi — all’ultima parola non ne rimaneva più nulla. Vi sopravviveva il dispetto di sapere il nome di lei portato da un’altra.

— Ditelo su, aggiunse Agnese con un vezzo leggiadro, le brune non vi piacciono.... questa galanteria mi appartiene, la voglio.

— Non mi piacciono le matrone fatue, non mi piacciono gli idoli enormi e vuoti.

— Non conoscete Grazietta — vi piacerebbe.... Ma giusto, come fate a conoscer me, se non v’ho mai visto?

Corrado non esitò dinanzi ad una piccola menzogna.

— Sono uno della folla, ve l’ho detto; quando si è belle come voi non si è padrone di attraversar la via o d’affacciarsi alla finestra senza trovar l’ammirazione appostata alla svolta d’una cantonata od al balcone dirimpetto. Vedete in me uno dei tanti che hanno commentato il roseo delle vostre guancie, il passo affrettato o lento, l’ora, il luogo delle vostre passeggiate, il taglio e la stoffa della vostra veste.... uno dei tanti che avete tentato senza volerlo.

Assolutamente Agnese pareva sbadata, e quando Corrado, avvedendosi di ciò, non trovò più parole, ella disse come parlando a sè stessa:

«È singolare!»

E sorrise a fior di labbro.